Nel giorno in cui si rinnova la memoria del miracolo eucaristico dell’Ostia incarnata, mercoledì 13 marzo il vescovo Ambrogio Spreafico ha presieduto una solenne celebrazione della Concattedrale di Alatri, concelebrata con il vicario diocesano don Alberto Ponzi, il parroco don Walter Martiello, i parroci di Alatri e quattro sacerdoti della diocesi di Verona, nell’ambito di quel gemellaggio della fede su cui torneremo tra poco.

Nell’omelia, dopo aver ricordato che l’Ostia incarnata «è un segno prodigioso e noi abbiamo bisogno anche di segni per ritrovare il senso della fede», il vescovo ha preso le mosse dal brano del Vangelo proclamato poco prima dal diacono Giovanni Straccamore (“In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita”) per rimarcare come «oggi è tanto difficile vivere, in un mondo dove ci sono quelli che uccidono gli altri, come è accaduto l’altro giorno a Frosinone o anche qui ad Alatri, e non una sola volta; in un mondo dove ci sono le guerre e tanta prepotenza, solo per affermare se stessi. Ma noi ascoltiamo Gesù che parla? Portiamo nel cuore quella Parola senza la quale non possiamo vivere? La Parola di Dio è presenza reale in mezzo a noi? Oggi invece diamo tutto per scontato, anche la violenza, e pensiamo sempre: ma cosa posso fare io?». Ma non è «continuando a vivere così così – ha aggiunto il vescovo – che le cose possono cambiare. Però siccome Dio è grande e noi siamo piccoli, anche se c’è tanta gente che si innalza e pensa di avere sempre ragione, Dio non ci condanna, ma continua a parlarci con grande amore e non si dimentica certo di noi», ha aggiunto Spreafico richiamando anche il testo di Isaia della prima lettura «Quanto è grande l’amore di Dio per noi – ha ripreso il vescovo – Ci conosce e sa che siamo un po’ così così: un giorno ascoltiamo e l’altro facciamo finta di niente. Ma Lui ritorna, ci riparla, rinnova il Suo amore. Il Signore ci ha formato e a noi cristiani, tramite il Battesimo, ci ha voluto profeti, donne e uomini portatori del Suo amore, della Sua presenza».

Da qui, ha aggiunto monsignor Spreafico, discende che «abbiamo una missione: siamo chiamati ad essere donne e uomini per gli altri, ovunque ci troviamo, anche nel nostro piccolo mondo di questa terra. Il Signore conta su di noi: su ognuno, individualmente, e insieme, come popolo. Dobbiamo ritrovare questa capacità di essere profeti e portare agli altri luce e speranza, senza cedere alle armi di diversa natura, comprese le parole che spesso fanno male, e allora è meglio tacere che straparlare».

Il vescovo di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino ha quindi invitato i presenti anche ad abbandonare quel velo di pessimismo che spesso ci porta a dire «ma io cosa posso fare? Possiamo vivere la Parola che Dio ci ha donato, vincere la violenza con la mitezza, l’amore, la gentilezza, la tenerezza». A questo punto Spreafico si è rivolto ai sacerdoti e ai laici arrivati da Verona, dove nelle scorse settimane l’Ostia incarnata ha compiuto un pellegrinaggio di fede, ringraziando gli ospiti e salutando tramite loro il vescovo di Verona, Domenico Pompili, originario della diocesi di Anagni-Alatri e già parroco proprio della Concattedrale di Alatri.

E a nome della diocesi veronese ha quindi preso la parola don Bruno Gonzaga, dopo aver donato alla Chiesa di Alatri una statua in terracotta di San Zeno, patrono di Verona, e aver ringraziato monsignor Spreafico e il sindaco Maurizio Cianfrocca, pure presente alla cerimonia accompagnato dal gonfalone ufficiale della Città di Alatri: «Il pellegrinaggio dell’Ostia incarnata a Verona è stato un segno straordinario di fede. Dovunque abbiamo avuto chiese piene, ad iniziare dalla Cattedrale, colma di fedeli fino all’inverosimile quando è arrivata la reliquia del miracolo di Alatri. Il pellegrinaggio ha avuto luogo in 15 chiese e in un monastero di clausura e dappertutto abbiamo avuto Messe molto partecipate, adorazioni notturne, file di fedeli ai confessionali. Davvero il Signore è passato in mezzo a noi perché è proprio vero che quando si muove Cristo, si muovono le folle», ha concluso don Gonzaga, anche lui, come tanti presenti, ancora visibilmente commosso.

di Igor Traboni

(nelle foto: un momento della Messa e il dono alla Chiesa di Alatri di una statua di San Zeno, patrono di Verona, da parte della diocesi veneta)

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