La voce incrinata dall’emozione solo all’inizio, soprattutto nella più giovane novizia rispetto alla più esperta madre badessa, ma la gioia stampata sui volti di entrambe per tutta la durata della testimonianza. Così, nel pomeriggio di sabato 11 settembre, suor Scolastica e suor Speranza, badessa e novizia del monastero di clausura delle Benedettine dell’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, si sono presentate alle decine di fedeli accorsi nella chiesa di Santo Stefano, per una iniziativa nell’ambito di “Chiese aperte ad Alatri”, la rassegna che sta facendo scoprire tanti scrigni di arte e fede della città, come ha ricordato all’inizio Federica Romiti, direttrice dell’Ufficio diocesano per i beni culturali e l’edilizia di culto, e ha poi ribadito Tarcisio Tarquini, presidente dell’associazione Gottifredo che coadiuva la diocesi nel progetto. E tra questi tesori non poteva mancare il monastero dell’Annunziata «dove non viviamo da recluse – hanno detto all’unisono le due religiose – perché la clausura è una scelta libera, uno stare con Dio ma anche con gli uomini, con i loro problemi. Vogliamo abbracciare tutto il mondo con la nostra preghiera e lo facciamo cominciando da Alatri, dalla nostra diocesi». Quella città di Alatri dove in molti si chiedono “ma le monache ci sono ancora? E che fanno?”. Sì, ci sono eccome, e sempre più “connesse” con il mondo, in tutti i sensi. «Adesso abbiamo anche internet e non potevamo più a farne a meno: oramai serve pure per pagare le bollette e farsi fare le ricette. Durante il lockdown anche per ordinare la spesa», ha detto suor Scolastica, la cui innata simpatia, e qualche termine in ciociaro a tradire la sua origine di Fumone, ha regalato sorrisi ai presenti. «La nostra – ha aggiunto – è una presenza soprattutto nella preghiera, ma comunque siamo qui, mica sulla luna, ed è possibile venire per i colloqui, abbiamo una foresteria per ospitare persone, facciamo parte di una parrocchia e interagiamo con essa. Siamo nel mondo, la sera sentiamo i titoli del tg e qualche servizio, perché se dobbiamo pregare per il mondo, dobbiamo sapere quello che accade! E abbiamo un sito internet e siamo su Youtube dove suor Speranza ha caricato dei video per raccontare la nostra vita di ogni giorno, con i lavori manuali, la preghiera e a quell’adorazione che è nel nostro carisma».
Ed eccola suor Speranza, con la freschezza dei suoi 27 anni e di una vocazione che è stata un’esplosione di gioia, altro che rinchiudersi dietro quattro mura (che, per inciso, neppure esistono, perché il monastero di Alatri ha spazi davvero ampi e confortevoli, con tanto di orto e due chiostri). «Sono di Fondi, mi sono diplomata all’Istituto turistico e la mia vita era tutta proiettata a girare il mondo. Ho imparato le lingue, ho lavorato per alcuni anni, avevo un fidanzato, ma…». Ma le mancava qualcosa, trovato in quel desiderio di Dio sotto forma di vita monastica. Ed ecco la scoperta casuale della comunità di Alatri, proprio attraverso internet (quando si dice il caso…). e gli anni già trascorsi in monastero, in attesa dei voti definitivi del prossimo anno, e delle laurea, per gli studi proseguiti nelle università pontificie. «E’ così brava che mica potevamo non farla continuare a studiare», ha sottolineato la badessa che per diverso tempo ha avuto cura di accompagnarla a Roma per le lezioni. Una scelta vocazionale che a suor Speranza è umanamente costata anche molto, come lei stessa ha raccontato: la famiglia non ha accettato subito la scelta di quella ragazza con un futuro brillante nel mondo del lavoro; la mamma non le ha parlato per sette anni, anche se ora si sono riavvicinate: Dio ha scritto anche tra queste righe apparentemente storte. E così la giovane novizia prosegue il suo cammino di preghiera, lavoro, studio. E di internet: «Tutto è bene, l’importante è come si utilizzano certi strumenti. Oggi sembra che non possiamo stare 10 minuti senza fare il giro di tutti i social, guardare tutte le notifiche. Ecco, mi viene da dire che le grate possono essere altre, non le nostre».
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