Anche quest’anno molti giovani e adulti hanno partecipato al campo-vacanza a Folgarida, in Trentino, organizzato da don Luca Fanfarillo, parroco a Laguccio, Mole Bisleti, Pignano e Sant’Emidio e responsabile della pastorale giovanile e vocazionale della diocesi. Una settimana, dal 22 al 28 agosto, vissuta in montagna tra camminate, divertimento e momenti di riflessione e preghiera. Sveglia presto al mattino, recita delle Lodi e pronti a partire per lunghe e suggestive escursioni tra le vette dolomitiche del Parco nazionale Adamello-Brenta. Durante il cammino ci si fermava per la celebrazione della Messa; su pascoli, a volte in compagnia degli animali, a 3000 metri di altezza tra i ghiacciai, accanto alle trincee della Prima guerra mondiale ai piedi del ghiacciaio Presena. Sotto il cielo e circondati dalla meraviglia del Creato, perché forse è proprio lì, più che in qualunque altro posto, che si comprendono i doni immensi che ci sono stati fatti e non si può far altro che ringraziare per essi e perché si ha la possibilità di essere insieme a vivere tutto questo. Terminata la celebrazione, zaino in spalle e si riprendeva il cammino diretti alla mèta. Ogni sentiero è diverso dall’altro, alcuni sono più leggeri, altri più impegnativi, si possono incontrare ostacoli da affrontare e superare, si può inciampare, ma è quello che si prova nel percorrerlo che fa la differenza, è quello che ci rimarrà dentro, le emozioni, le sensazioni che ci ha regalato. Dai sentieri di montagna, si è passati anche ad immergersi nelle acque gelide del torrente Noce, per una giornata all’insegna del divertimento praticando rafting. Le giornate si concludevano con la recita della Compieta, da vivere come un momento per riflettere sul giorno appena trascorso e ringraziare per esso. E’ stata una settimana intensa, di condivisione, di unione, una settimana in cui i ragazzi hanno potuto scoprire e sperimentare la grandiosità del Creato, imparando anche a rispettarlo, a viverlo con cura e attenzione. Una settimana in cui ognuno ha avuto la possibilità di imparare qualcosa dalla montagna, quella montagna che insegna a non avere fretta. E allora, torniamo a vivere il mondo alla velocità dei nostri passi, torniamo alle origini, così la natura ci parla, attraverso i suoi suoni, i suoi profumi, attraverso i paesaggi che ci offre. Insegna ad attendere chi ha il passo più lento e a far propria la fatica dell’altro, ad uniformare il ritmo dei passi, per poter insieme, fianco a fianco, raggiungere la méta. Insegna a non abbattersi, a tirar fuori il meglio di sé, anche quando sembra di non avere più le forze, ed è proprio lì che una mano, una parola o il sorriso di un compagno di viaggio, ti dona quella carica di energia necessaria per non fermarti. Insegna ad essere curiosi, con la voglia di scoprire cosa ci sia dietro la curva di quel sentiero o oltre quella cima che si vede lì in fondo, affamati di bellezza. Insegna a stupirsi di ciò che ci circonda, della bellezza di un fiore nato tra le rocce, del vento gelido che ti sferza il viso, dell’acqua cristallina di un torrente di montagna, del profumo inteso del sottobosco. Insegna ad essere più umani.

I ragazzi dell’oratorio

“A 2 passi dal cielo”

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