Anna Rita Pica (nella foto), di Vico nel Lazio, psicologa presso il consultorio familiare di Ferentino, è la referente per la diocesi di Anagni-Alatri del Servizio interdiocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. L’abbiamo incontrata per capire proprio come intende muoversi la Chiesa di Anagni-Alatri in questo ambito. «Sono essenzialmente due i capisaldi lungo i quali intendiamo muoverci: la formazione e l’ascolto. Per quanto concerne la formazione direi che dobbiamo coinvolgere in prima battuta i sacerdoti e gli operatori pastorali, magari con una serie di incontri che riguardino il Copas, ovvero il Coordinamento pastorale istituiti a suo tempo dal vescovo Lorenzo Loppa. Innanzitutto questo Servizio, che in qualche modo è anche pioneristico all’interno della stessa Chiesa, va presentato e fatto conoscere a dovere, per questo c’è la necessità di una serie di incontri. Non penso però ad assemblee troppo allargate, nelle quali spesso non si riesce ad interloquire nella maniera migliore, ma a riunioni un po’ più ristrette e mirate, tipo per l’appunto quelle del Copas oppure utilizzando le tre foranie della diocesi. E’ un qualcosa che dobbiamo stabilire per bene ma direi che c’è già questo indirizzo preciso, che anche lo stesso vescovo Loppa intende dare».

Ma su questo aspetto così centrale della formazione, Anna Rita Pica aggiunge altri tasselli ugualmente importanti: «Ritengo che la formazione a sua volta si debba dividere in sensibilizzazione e informazione, an- che perché di questo tema non se ne parla molto. Nell’ambito dei prossimi Consigli pastorali potremmo quindi individuare anche un argomento o più argomenti magari per dei convegni, come da input che arriva sempre dal vescovo Loppa». Informazione su quello che il Servizio interdiocesano può offrire, dunque, e legato – come sottolinea ancora la Pica – «non soltanto alla tutela dei minori ma anche ad altri soggetti vulnerabili, tipo gli anziani, e ad altre violenze oltre a quelle sessuali e che magari possono coinvolgere anche la sfera psicologica o economica». Tornando alla centralità del discorso formativo, la referente della diocesi di Anagni-Alatri, suggerisce anche un percorso che definisce “a cascata” e che, partendo per l’appunto da sacerdoti e operatori pastorali «gradualmente possa coinvolgere anche le Caritas o i catechisti, con questi che magari possono avere meglio di altri la percezione della problematica di un bambino un po’ triste e isolato, che non è detto che abbia subito abusi ma la cui situazione va comunque vagliata. Così come penso anche al coinvolgimento di associazioni e movimenti presenti in diocesi e che spesso hanno già dei percorsi strutturali, penso ai campi- scuola o alle feste per la famiglia, all’interno dei quali potremmo per l’appunto inserire il discorso del nuovo Servizio interdiocesano. Tra l’altro, visto che poi il discorso andrà allargato anche alle famiglie, e non solo evidentemente a quelle dove c’è la vittima di abusi, in questi casi troveremmo degli ambiti già sensibili e quindi pronti a recepire altre istanze».

Per adesso la Pica è la sola ad operare nella diocesi di Anagni-Alatri, ma ovviamente sarà poi possibile individuare altre persone «ma sempre debitamente formate, perché chiaramente si tratta di un ambito delicato, molto particolare, dove si può anche arrivare alle conseguenze legali con segnalazioni e denunce. Così come le persone che eventualmente si proporranno per la fase dell’ascolto devono essere preparate e dotate di una sensibilità particolare ». Tanto più che l’ascolto non prevede un Centro fisicamente stabilito e strutturato, ma sarà di prossimità alla persona. «Anche nella nostra diocesi – sottolinea a tal proposito la Pica, avviandosi a concludere – ci comporteremo in questo modo, ovvero andando in un ambito che sia il più familiare possibile alla persona che si metterà in contatto con noi, proprio perché quello dell’ascolto è un passaggio importante e anche per questo cercheremo sempre di essere in due».

 

Igor Traboni

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