“Amare non fa male – Educare all’amore vero”: il convegno di Ac

14 Febbraio 2026

“Amare non fa male – Educare all’amore vero”: il convegno di Ac

Si è tenuto venerdì 13 febbraio, il giorno prima della festa di San Valentino, il convegno sull’affettività promosso dall’Azione Cattolica della Diocesi di Anagni-Alatri.

Un convegno fortemente voluto dal Settore Adulti e l’Area Famiglia e Vita, che si inserisce nella programmazione annuale dell’AC in collaborazione con la pastorale diocesana per accompagnare nella formazione e nella spiritualità i propri aderenti e simpatizzanti.

Nel discorso di apertura la Presidente Concetta Coppotelli ha ricordato come negli ultimi anni l’Azione Cattolica abbia organizzato appositi convegni aperti a tutti, compresa la società civile, la scuola e la politica, ponendo l’attenzione su diverse tematiche: l’eutanasia, l’intelligenza artificiale, la partecipazione e quest’anno l’Amare.

Un convegno per riflettere insieme sul tema dell’affettività e delle relazioni autentiche, consapevoli delle fragilità e delle difficoltà che i giovani incontrano nelle loro vite.

Il tema dell’educazione all’amare è oggi molto sentito, ci interpella quotidianamente e riguarda la quasi totalità delle fasce di età. L’Azione Cattolica opera costantemente nella formazione a tutto campo nelle parrocchie e nella diocesi, e quest’anno tramite la coppia cooptata diocesana ha posto l’attenzione proprio sul tema dell’educare all’amore vero.

L’Arcivescovo Santo Marcianò ha fatto pervenire un suo messaggio a tutti i presenti sull’importanza di imparare ad amare sottolineando quanto “imparare l’amore è necessario per diventare sé stessi; per essere, rimanere, diventare persone umane in senso compiuto e, di conseguenza, evitare comportamenti che non esiteremmo a definire “disumani”. E ciò che fa di un essere umano una persona realizzata, prima che il lavoro, la carriera, l’accumulo di titoli e competenze, è la possibilità di accedere, per così dire, a questo fondamentale “apprendimento”. […] nella consapevolezza che amare non significa «sentire o sentirsi bene ma “perdere”, donare la propria vita»; e che, come ha detto Papa Leone ai giovani alla Veglia di Tor Vergata lo scorso 2 agosto, «donare sé stessi è la felicità»!”

Qui l’intervento completo del Vescovo:

Marco Vari e Rossella Salvatori, coppia di sposi di AC che collabora nella pastorale per la famiglia, hanno introdotto con queste parole: “Come adulti impegnati nell’Azione Cattolica, il nostro obiettivo è duplice: da una parte comprendere come accompagnare i giovani nella costruzione di relazioni sane e rispettose; dall’altra, promuovere una cultura dell’amore autentico, capace di unire attenzione alla persona, prevenzione del disagio e responsabilità educativa. Desideriamo essere custodi di fiducia, testimoni coerenti e guide sensibili per le nuove generazioni, perché l’amore autentico non fa male, ma cresce, sostiene e trasforma. […] l’amore autentico non ferisce, non manipola, non domina, ma custodisce, accompagna e fa crescere.”

Il convegno è stato animato dall’intervento di relatori qualificati e ricchi di esperienza, appartenenti all’Associazione “La Caramella Buona” e alla Pastorale diocesana della famiglia.

Il Dott. Roberto Mirabile, presidente e fondatore, ha parlato della Onlus nata nel 1997 a Reggio Emilia spiegando come essa si spenda contro gli abusi e la tutela dei minori, fornendo assistenza legale, case di accoglienza per donne e bambini in fuga da situazione di violenza, formazione professionale sulla prevenzione e gestione di casi di abuso, sensibilizzazione culturale specie nelle scuole anche per dare voce alle vittime. Per il Dott. Mirabile il convegno ha rappresentato un’occasione di sensibilizzazione in sinergia con la chiesa e altre associazioni che si occupano di tutelare la famiglia e il matrimonio. Ha ricordato come il ruolo sociale dei bambini sia radicalmente cambiato nella storia: da “contenitori vuoti e senza diritti da riempire da parte dell’adulto” – situazione che ancora persiste in alcune parti del mondo attraverso pratiche di schiavitù, bambine spose, infibulazone – alla rivoluzione del Cristianesimo, di come Gesù abbia messo i più piccoli al primo posto, come il bambino sia “proprietà di nessuno perché è figlio di Dio” e, citando il Vangelo di Matteo con riferimento alla giustizia divina, che “chi scandalizza uno solo di questi piccoli sarebbe meglio gli fosse appesa una macina al collo e fosse gettato negli abissi del mare”.

Ha poi evidenziato come una società sana sia fatta di adulti che sono stati bambini sani, ecco perché occorre prendersi cura dei piccoli sempre di più.

Riferendosi alle finalità della Onlus, ha sottolineato la dedizione alla salvaguardia dei sopravvissuti alle violenze, in particolare attraverso il lavoro di un team di avvocati specialisti che li accompagna nelle aule di tribunale. “Il risultato più bello – dichiara – è il sorriso che torna sul volto delle vittime, aiutare a recuperare la fiducia in sé stessi, negli altri, nella vita, tutte queste cose sono la soddisfazione più grande al di là della punizione del colpevole: può esserci difficoltà ad avere giustizia, ma è più importante che venga fuori sempre la verità”.

Non secondaria è poi l’attività di formazione e informazione svolta in favore degli studenti contro le “relazioni tossiche” e le manipolazioni affettive:  “se non hai rispetto, di che amore vuoi parlare?”

Ha chiuso il suo intervento ricordando delle proposte di legge presentate al Consiglio dei Ministri  che troppo spesso ricevono tante promesse e pochi fatti. Nonostante questo, ha voluto esprimere la certezza che “occorre agire in sinergia per costruire un futuro di bellezza”.

La Dott.ssa Anna Maria Pilozzi, Vice Presidente e Capo Ufficio Stampa de “La Caramella Buona”, responsabile della sede di Acuto, ha concentrato il suo intervento sul concetto che “l’amore non si insegna a parole, ma con l’esempio”. Esempio che i giovani di oggi non sperimentano stando per strada e che un tempo era più facile ricevere all’interno di oratori animati da sacerdoti e religiose che accoglievano i ragazzi dando insegnamenti con gesti amorevoli più che con le parole (ricorda la sua esperienza in AC e con le suore Adoratrici del Sangue di Cristo, in particolare la figura di Suor Assunta Pasqua). L’amore si sperimenta ancora prima all’interno della propria famiglia, anche con esempi di accoglienza e attenzione ai più bisognosi perché “nascere in un contesto sano è una grazia da portare a chi non ce l’ha”.

Ha parlato poi della casa di accoglienza per donne vittime di violenze presente ad Acuto e di come l’Associazione non apra solamente le porte delle loro sedi, ma anche quelle dei cuori dei volontari pronti ad accogliere con tutta la loro persona le tragedie che le vittime stanno vivendo per non farle tornare indietro dall’ azione di denuncia che hanno avviato (cosa che spesso succede a causa della paura o di un paradossale sentimento di nostalgia verso il proprio aguzzino). Tra le donne volontarie di Acuto c’è Marica, una mamma che ha testimoniato attraverso le parole di una lettera, la storia dei crimini subiti dal proprio figlio.

L’amore più grande è “stare e cercare aiuto” ha concluso la Dott.ssa Pilozzi, “si può riuscire a riprendere in mano la propria vita dopo aver subito un abuso, la guarigione è trasformare il dolore in forza, consapevolezza, amore ancora più forte. Perché la vittima non è ciò che le è successo, ma la sua sensibilità, quello che ancora il mondo può donarle” e ciò che lei può ancora donare al mondo.

La Dott.ssa Giulia Messori psicologa e criminologa, specializzata in psicologia giuridica, parte del team scientifico de “La Caramella Buona” ha raccontato due storie terribili appartenenti a “una parte della società umana” partendo dal presupposto che “il bene esiste nella società, ma il male fa più rumore”.

Dapprima la storia del figlio maggiore che uccide i suoi genitori ed il suo fratellino nella notte dopo una festa di compleanno in famiglia. Un ragazzo apparentemente felice, che viveva in un contesto sereno, ma che si è trasformato in un mostro senza un’evidente ragione. Tale evento ci fa capire come dietro una manifestazione di normalità si possano nascondere segnali di disagio di una generazione di adolescenti che fanno sempre più fatica ad esprimere le proprie emozioni, soprattutto quelle che riguardano la fragilità dell’ essere umano e che la società tende a rimuovere: il dolore, la rabbia, la tristezza. Con questa storia la Dott.ssa Messori ha voluto richiamare noi adulti all’aiuto dei giovani contro il loro disagio attraverso l’educazione affettiva e l’ascolto vero delle loro emozioni: l’Amore è soprattutto stare accanto, avere cura senza giustificare gli errori che sono stati commessi. Per fare questo occorre distinguere tra concetto di “guardare” e “vedere” (argomento pedagogico e psicologico) perché occorre “vedere” per riconoscere il disagio di un figlio o di un ragazzo che seguiamo come educatori. è necessario mettere nelle condizioni gli stessi ragazzi di conoscere le proprie emozioni, anche quelle più negative. Preoccupa  la totale incapacità di gestire le frustrazioni riscontrata dagli psicologi nei giovani di oggi, considerando che a gestire le frustrazioni si impara da bambini, imparando a reagire in modo funzionale e resiliente. Non bisogna silenziare il bambino nell’esprimere il disagio perché lui ha bisogno di stare nel disagio per mettere in fila le risorse necessarie dentro di sé ad affrontare le difficoltà e così sarà capace di farlo anche da adulto.

Poi con il racconto di un femminicidio, di un marito e padre che fa scomparire la moglie e madre dei suoi figli. La criminologa ha voluto aiutarci a porre l’attenzione sull’importanza dell’esempio nell’educazione dei bambini e dei ragazzi perché “l’Amore si impara e poi si insegna”: l’amore è un’abilità che si apprende attraverso le esperienze e le relazioni, specialmente nell’infanzia, e si tramanda agendo con cura, rispetto ed empatia. Non è innato, ma si coltiva come un’educazione alle emozioni e all’amor proprio. Insegnare l’amore significa trasmetterlo con l’esempio, non solo a parole, nutrendo relazioni solide.

Educare all’amore vero è anche una responsabilità spirituale e comunitaria, per questo ha chiuso la rassegna di relatori Don Marcello Coretti, responsabile della Pastorale Familiare della Diocesi di Anagni–Alatri.

Don Marcello ha spiegato come lo slogan del convegno si ritrovi citato nella Lettera ai Romani di San Paolo: “L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore” (Rm 13,10). Ha fatto osservare anche come il convegno si inserisse perfettamente nel cammino pastorale iniziato dal nuovo vescovo con la sua prima lettera pastorale alla quale aveva voluto dare un titolo prendendolo dalle parole di S. Teresa di Gesù Bambino: “Capii che l’amore è tutto”.

Richiamando la lettera pastorale dell’Arcivescovo Marcianò, Don Marcello ha voluto fare chiarezza sugli equivoci che troppo spesso oggi si fanno su un argomento tanto complesso, ma di vitale importanza qual è l’amore.

Cosa significa Amore? Il presule ha risposto citando S. Agostino (Omelia 7^,8) parole che meriterebbero un più ampio e profondo approfondimento personale, ma che cercando una sintesi esprimevano il concetto che “l’Amore non è sinonimo di sentimentalismo, di capriccio, di gusto personale, di indifferenza, di qualunquismo, non è melassa, né acquiescenza, ma espressione di una magnanimità che solo da Dio deriva e che solo a Lui possiamo chiedere. Un amore che ci rende veri, e veramente liberi. Un Amore capace di correggere l’altro quando è in errore, infierendo, senza veleno, al modo delle colombe e non dei corvi”. (Omelia 7^,11)

Ha ricordato come, in risposta alla Lettera al Popolo di Dio del 20-08-2018 di Papa Francesco, i Vescovi delle 5 diocesi del Lazio Sud abbiano costituito il Servizio interdiocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili presentando i punti salienti del testo “Formazione Ecclesiale e relazione educativa finalizzata alla tutela dei minori – Linee Guida” scaricabile anche on line dal sito https://www.tutelaminoridiocesilaziosud.it

In conclusione ha voluto ricordarci che l’amore vero si impara attraverso testimonianze credibili, relazioni sane e comunità che si prendono cura, e che la prevenzione passa anche dall’educazione affettiva e dalla corresponsabilità degli adulti.

Il convegno si è chiuso con una bellissima immagine proposta dagli organizzatori: nell’antica arte giapponese del riparare i vasi rotti con l’oro (Kintsugi),  le crepe non vengono nascoste ma vengono valorizzate e trasformate in tratti di bellezza unici che raccontano la storia dell’oggetto. Allo stesso modo, le ferite affettive dei giovani, se accolte con attenzione e accompagnate con cura, non cancellano il loro valore: possono diventare occasioni di crescita, strumenti per costruire relazioni più profonde, autentiche e solide.

è questo il compito che occorre assumere come adulti e membri dell’Azione Cattolica, per essere – con la grazia di Dio – quell’oro che accompagna, sostiene e valorizza, trasformando le fragilità in forza e la bellezza in una bellezza nuova e migliore.

di Luca Ciocci

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