Oltre 350 pellegrini al Giubileo delle famiglie della Forania di Anagni

Nella giornata di sabato 29 novembre 2025 un gruppo di ben 350 fedeli delle parrocchie di Gorga, Sgurgola e di Anagni hanno partecipato al pellegrinaggio del Giubileo delle famiglie a Roma, sotto la guida dei rispettivi parroci. La partenza dai luoghi di origine è avvenuta di buon mattino, mentre ancora “…lucean le stelle…”, ma all’arrivo nella città eterna il caldo abbraccio del sole ed un cielo sgombro da ogni nuvola hanno accolto i pellegrini. I pellegrini della Forania di Anagni si sono quindi diretti verso via della Conciliazione ed hanno pazientemente atteso per prendere in consegna la Croce giubilare ed iniziare il pellegrinaggio verso la Porta Santa. Unitamente ad altri gruppi di fedeli, sono stati recitati alcuni Salmi e Litanie dei Santi, secondo quanto ben organizzato dall’Ufficio diocesano pellegrinaggi. L’ attraversamento della Porta Santa e l’accesso alla Basilica di San Pietro, dopo i controlli di sicurezza, hanno rappresentato un momento molto emozionante e significativo. Dopo la professione di fede sulla tomba dell’Apostolo Pietro, i pellegrini hanno avuto modo di partecipare alla celebrazione della Messa e, successivamente, soffermarsi ad ammirare alcune delle opere d’arte più celebri al mondo. Grande l’emozione suscitata in particolare dalla visione della statua della Pietà di Michelangelo. Successivamente, tutti i gruppi si sono recati alla Basilica di San Paolo fuori le mura dove hanno varcato la Porta Santa e pregato sulla tomba del Santo. Il pellegrinaggio giubilare si è così concluso ed è stato sicuramente un’esperienza spirituale e culturale di grande spessore e di arricchimento personale. di Ernesta Tosco
Delegazione di Ac nel carcere di Frosinone, perché “l’uomo non è il suo errore”

Sabato 8 novembre, invitati da don Guido Mangiapelo e da don Onofrio Cannato, responsabili della Pastorale penitenziaria delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, una rappresentanza dell’Azione Cattolica diocesana, guidata dai vice adulti e accompagnata dall’assistente diocesano don Rosario Vitagliano, ha incontrato, presso la Casa circondariale di Frosinone (nella foto) alcuni detenuti, in occasione del Giubileo a loro dedicato. Un incontro voluto per portare ai detenuti il messaggio di speranza che l’Anno Santo ci ricorda ogni giorno e che noi, laici di AC ma soprattutto cristiani, siamo chiamati a portare in ogni luogo, anche in carcere. Incertezza, dubbio, paura e sicuramente anche curiosità: queste le emozioni che hanno avvolto ciascuno di noi. Varcare le soglie del carcere, tra permessi, perquisizioni, metal detector, cancellate rumorose che si aprivano e chiudevano alle nostre spalle, ci ha da subito scossi. Non abbiamo pensato che i detenuti, con le loro azioni, avessero meritato quel luogo, ma abbiamo provato forte empatia verso di loro, per la perdita di un bene prezioso, quello della libertà. Perché a stare lì dentro, anche per poco tempo ti manca proprio la libertà. E, purtroppo, ce ne siamo resi conto dal vivo. In un primo momento ci ha accolto Pasquale, operatore Caritas e membro della pastorale penitenziaria. Un uomo che, con grande umiltà, dedica il suo tempo a farsi prossimo dei detenuti, in particolare di coloro che al di fuori del carcere non hanno una famiglia alle spalle o che ce l’hanno, ma che non ha “accettato” lo sbaglio dei loro familiari. Una frase che spiega la difficoltà di comprendere appieno la loro condizione è: “L’uomo non è il suo errore”. Ci ha spiegato poi che in carcere, i detenuti godono di vitto e alloggio e di niente altro. Se non hai una famiglia che da fuori ti sostiene, è possibile che tu non abbia neppure spazzolino e dentifricio per lavarti i denti, oppure un rasoio per raderti o un paio di calzini da indossare dentro le scarpe, le scarpe stesse e tanto altro. E allora Pasquale e i tanti altri volontari delle varie associazioni che collaborano con la pastorale penitenziaria, si occupano di procurare loro questi semplici oggetti, che tanto semplici non sono, perché sono le piccole cose che danno dignità all’uomo, come potersi vestire o come potersi lavare i denti. Verso le 11 incontriamo alcuni detenuti, li immaginavamo vestiti tutti uguali, con tute anonime, come nei film, invece erano lì, come noi e non era un film. Don Onofrio ha preso la parola parlando di Giubileo e del suo significato, partendo dalle origini storiche e arrivando a quello che per noi è oggi. Subito dopo, ci ha invitati a vedere un video, il cortometraggio “Il circo della farfalla”. Venti minuti circa, ma pieno di significato per tutta una vita: se hai qualcuno che crede in te, puoi fare l’impossibile. Ed è stato proprio sul messaggio del film che ci siamo confrontati con i detenuti. Divisi in gruppo, ci siamo presentati e abbiamo lasciato libero sfogo alle emozioni che il film ha suscitato. Ed ecco allora che Mario chiede se davvero esistono persone che sono disposte ad aiutarti anche dopo che hai commesso degli errori, perché lui non ci crede. Del resto, la sua famiglia lo ha abbandonato da quando ha commesso ‘lo sbaglio’. Ma in carcere ha imparato l’arte della sartoria, ora sa cucire, sa usare le macchine e il suo sogno è quello di aprire un laboratorio una volta uscito dal carcere. E allora Mario, chi ti ha insegnato a cucire, non è forse una di quelle persone che tu pensi non esistano? Incontri Paolo che ama cucinare e che cucina nel carcere e che vorrebbe insegnare ad altri; c’è Marian, costruttore, che ha il sogno di “raddrizzare” la sua ditta di costruzioni per realizzare opere concrete. Siamo andati per testimoniare che nonostante la mancanza della libertà e dei tanti errori che si possono fare nella vita, è sempre possibile rialzarsi, soprattutto se siamo aiutati, se sappiamo chiedere aiuto, e se siamo accolti per quello che siamo, anche per i nostri errori, esattamente come Dio fa con noi. Siamo andati per portare speranza e speranza ci è stata donata. I vice presidenti di AC Diocesi Anagni-Alatri
Al Giubileo con la Lettera pastorale del Vescovo. E il 29 a Roma le famiglie della Foranìa di Anagni

Circa duecento fedeli, provenienti dalle parrocchie di Tecchiena-Madonna del Carmine, Tecchiena Castello e dall’unità pastorale delle parrocchie in comunione con Maria (Mole Bisleti, Laguccio, Pignano, Basciano e Sant’Emidio) hanno preso parte al pellegrinaggio giubilare interparrocchiale di sabato 8 novembre a Roma, per il Giubileo della speranza. Già nel marzo scorso le stesse comunità si erano ritrovate sui passi di questo pellegrinaggio giubilare, allora in numero anche più cospicuo (circa 350 persone), ma questa volta la giornata romana ha assunto un sapore ancora più particolare, per alcuni aspetti di novità rispetto alla volta precedente. In mattinata, infatti, c’è stata la possibilità di assistere in piazza San Pietro all’udienza con papa Leone XIV, in una giornata segnata anche dal Giubileo dei lavoratori e da quello dei cortei storici. E così i pellegrini delle zone rurali di Alatri, salutati anche pubblicamente prima dell’arrivo del pontefice, si sono ritrovati seduti accanto a centinaia di figuranti in costume provenienti da ogni zona d’Italia. In tanti, poi, telefonini alla mano per foto e video, hanno quindi seguito e ripreso il percorso del pontefice tra gli oltre 40mila fedeli assiepati sotto il bel sole del novembre romano, prima di ascoltarne le parole. Il tempo di un panino e, sempre guidati da don Luca Fanfarillo, i quattro autobus si sono poi diretti di filato verso Santa Maria Maggiore, per rendere omaggio alle spoglie di papa Francesco, in un momento intenso di preghiera e commozione personali. Ma la giornata è stata contrassegnata da un altro momento, non meno importante: sugli autobus è stata infatti distribuita a tutti i partecipanti una copia della prima Lettera pastorale di monsignor Santo Marcianò, arcivescovo di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino, dal titolo “Capii che l’amore è tutto!” e in molti hanno iniziato subito a leggerla, per completarne la lettura a casa. Una Lettera pastorale che proprio don Luca Fanfarillo ha poi deciso di iniziare a leggere e a commentare insieme ai fedeli dalla serata di giovedì 13 novembre, nella chiesa delle Mole. Sempre a proposito di pellegrinaggi, c’è da dire che la Foranìa di Anagni ha organizzato un pellegrinaggio per il Giubileo delle famiglie, per sabato 29 novembre. Ci saranno alcune comunità di Anagni (Sant’Andrea, Sant’Angelo, Santa Maria e San Paolo in San Giacomo) e saranno presenti anche le comunità di Gorga e Morolo con 2 pullman e le suore Cistercensi con le famiglie dei bambini della Scuola dell’Infanzia con altri 2 pullman. Igor Traboni (grazie a Giulia Rossi per le foto di piazza San Pietro)
Pre-posizioni semplici: il racconto del campo scuola di Azione Cattolica

Dal 24 al 30 agosto 2025 si è tenuto a Monte San Giovanni Campano il campo-scuola dell’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri. Hanno partecipato 46 ragazzi delle scuole superiori. provenienti da Anagni, Alatri, Piglio, Fiuggi e Fumone supportati dai responsabili diocesani del settore giovani AC, dagli educatori, dalla collaborazione ormai consolidata di Suor Cleopatra Subiaco e da don Walter Martiello. Il tema trattato: “Pre-posizioni semplici”. Ci piace pensare a noi come “preposizioni”, come elementi costitutivi della comunità e della società che possono influenzarne il significato e la struttura. Ognuno e ognuna di noi è, in fondo, una preposizione semplice, una connessione tra le persone e nei luoghi che abitiamo. Nel periodo del Giubileo dal tema “Pellegrini di speranza” è anche possibilità di vivere una specie di allenamento per recuperare la connessione con gli altri e con il mondo e per coltivare la capacità di avere sguardi ampi sulla vita. Questo nostro essere preposizioni semplici ci esorta e ci sprona ad assumere posture nuove e stili rinnovati. Non possiamo essere ‘’cittadini del quotidiano’’ se non traduciamo in scelte concrete quei bisogni di cambiamento che percepiamo continuamente attorno e dentro di noi. Siamo chiamati, allora, a non fare rivoluzioni ma a vivere, da giovani, per posizioni semplici. Ad accompagnarci in questo viaggio, ancora una volta in mare aperto, ci sarà, oltre all’apostolo Pietro, anche Ulisse. Ripercorrendo le sue avventure, attraverso cinque particolari incontri, proveremo a riconoscere alcune connessioni fondamentali per la nostra vita. Come le preposizioni non possono essere pensate sole, sganciate dalle altre parti che compongono una frase, così anche noi non possiamo immaginarci isolati e sconnessi: scopriremo e/o rinnoveremo la bellezza del sentirci parte di una comunità più grande. Il cristiano, nei luoghi dove abita e si relazione, deve poter avere la funzione delle preposizioni all’interno di una frase, connettere e aiutare a esprimere il significato della stessa, così il cristiano è chiamato ad essere il legame di comunione, accoglienza e solidarietà tra individui, radicato nella fede nel Cristo risorto. I giovani sono stati aiutati a riflettere su se stessi e su come vivono la propria fede attraverso diverse attività e cinque parole chiave: 1-spazi abitati da … zone di conforto e spazi di fraternità; Obiettivo del giorno Riflettere su quali sono le nostre zone di comfort e se l’altro può accedervi. Riscopriamo insieme la fraternità come una chiave possibile per vivere nei propri spazi sicuri o per uscire dai propri confini. 2-veri con … nudità tra verità e vulnerabilità; Obiettivo del giorno Facciamo i conti con la nostra nudità. Esploriamo cosa significhi realmente “mettersi a nudo” e accogliere la vulnerabilità dell’altro senza giudicare. Affrontiamo la vergogna e apriamoci senza paura alla verità di chi siamo. 3-fatti per … compartecipazione nella storia della salvezza; Obiettivo del giorno Proviamo a non ridurre la fede a un’attesa passiva di salvezza, ma adoperiamoci perché qualcosa di bello come un miracolo possa compiersi a partire dal nostro coinvolgimento. 4-affidati a … la fede oltre il dubbio e la rottura; Obiettivo del giorno Ripercorriamo il nostro personale percorso di fede, ricostruiamolo passo passo. Domandiamoci come cambia nel tempo il nostro rapporto con il Signore, anche attraverso i momenti di rottura e di dubbio. 5-responsabili di … lo stile e l’impegno per la Chiesa e il mondo. Obiettivo del giorno Facciamo della responsabilità uno stile di vita nei confronti di quanto e di chi ci viene affidato. Interroghiamoci su cosa significhi essere laici e laiche impegnati nella Chiesa e nel mondo. Significativi sono stati i momenti di preghiera come la Celebrazione della CROCE e l’Eucarestia nei quali abbiamo meditato sul “mistero pasquale”. La grande gita a prato di Campoli e il torneo hanno reso il campo-scuola gioioso. I falò,il Midbar e i canti sotto le stelle con finale “quante stelle” storico canto AC da generazioni, come sempre, hanno creato un’atmosfera suggestiva e rassicurante. Vi salutiamo con le parole di un giovane partecipante e chiudiamo con una preghiera: “Mi dispiace rubarvi questi cinque minuti, ma sentivo che fosse giusto condividere con voi un momento del genere. Sinceramente, all’inizio ero scettico, sia l’anno scorso che quest’anno. Credevo che fosse solo un modo per perdere tempo, una cosa come un’altra. Alla fine, però, mi sono ricreduto. Non penso sia normale, o perlomeno non pensavo, ricevere questo tipo di affetto da persone che vedo una volta l’anno, o addirittura nemmeno quella. Il punto è che il mondo gira, va avanti e indietro, e bisogna stargli dietro… però, quando arriva questa settimana, il mio mondo si ferma…” Ecco, avete appena letto una parte di una lettera scritta da un ragazzo del campo. Con queste poche parole possiamo capire come il campo possa portare a porre delle riflessioni, domande nei ragazzi e anche negli educatori. Si è lavorato con i ragazzi sulle loro fragilità, sull’essere vulnerabili alle parole altrui. Quale è il loro posto nel quale sono al sicuro? La loro Confort zone? Di questo ne abbiamo parlato apertamente con loro, di come ne tengono cura e di come questa li faccia stare bene ma di prestare attenzione nel non farla diventare una “scusa” per non aprire gli occhi su nuove possibilità che la vita gli mette davanti. Ci sono stati vari momenti di confronto veramente molto profondi, avendo a volte toccato dei loro punti molto delicati, ma dando sempre loro il modo di avere qualcuno con cui confrontarsi e dialogare. Questo lo si è fatto soprattutto per abituarli ad aprirsi e non tenersi tutto dentro. Nelle varie attività abbiamo, noi educatori, voluto lasciare che i ragazzi si mettessero in dialogo tra di loro per farli esprimere liberamente. Durante la settimana si sono svolte attività e serate dedicate al tema del campo, mettendo in gioco le loro abilità. Concludiamo questa fantastica esperienza con una preghiera per i nostri ragazzi: “Ti prego Signore per chi non riesce a credere più nell’ umanità, per chi fatica a sentirsi forte, per chi non ha più speranza, per chi si sente inadatto, per chi ti ha già incontrato, per chi non ha ancora una
Azione Cattolica diocesana “verso l’Alto” con Pier Giorgio e Carlo

Nel cuore del Giubileo della Speranza, la canonizzazione congiunta dei beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis rappresenta un segno profetico, un invito forte e chiaro rivolto alla coscienza del nostro tempo. Due giovani, due laici, due storie diverse ma convergenti, che parlano al presente con la forza di una santità incarnata, concreta, profondamente radicata nell’amore per Dio e per l’umanità. «La canonizzazione di Pier Giorgio rappresenta un momento significativo per tutta l’AC e la sua figura è un esempio per generazioni di laici giovani e adulti impegnati nella Chiesa e nel mondo» Come ha ricordato Papa Leone XIV: «La sua vita, semplice e luminosa, ci ricorda che, come nessuno nasce campione, così nessuno nasce santo». Per l’Azione Cattolica Italiana – di cui fu membro e testimone eloquente – è un momento di grazia e di gratitudine profonda. L’Azione Cattolica Diocesana domenica 7 Settembre 2025 si è avviata verso Roma per condividere in Piazza S.Pietro, la gioia della canonizzazione dei beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis. Due pullman, uno per i giovani e uno per gli adulti, sono partiti di buon mattino, attraversando i paesi della diocesi (Alatri, Trevi Nel Lazio, Fiuggi, Piglio, Anagni con l’aggiunta di alcuni adulti e giovani di Palestrina) per radunare circa 90 partecipanti Arrivati in Via della Conciliazione 1, l’AC Nazionale ci ha consegnato i cappellini e le bandiere ci ha rifornito di bottigliette d’acqua, dopodche con gioia e entusiasmo ci siamo avviati verso la piazza, alle 7,30 eravamo tutti seduti in attesa della celebrazione. Tra le 80mila presenze anche i nostri giovani con il loro entusiasmo, cantando e sventolando le bandiere e esponendo lo striscione dell’AC Diocesana. Le frasi più significative dei due giovani laici venivano riportate sui tantissimi cartelloni e striscioni che riempivano la piazza. Pier Giorgio Frassati “Vivere, non vivacchiare”, Carlo Acutis “Tutti nasciamo come originali”. All’improvviso una bellissima sorpresa, sul sagrato è apparso Papa Leone XIV per un saluto e un ringraziamento rivolto ai tantissimi presenti, il suo saluto si è levato come un abbraccio universale. “Oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo!”. Poco dopo è iniziata la solenne celebrazione, concelebrata, tra gli altri, dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino; monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano; monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana; monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e Foligno. Tra i presenti, anche presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Un boato di applausi ha inondato la Piazza al momento della proclamazione dei due Santi. Leone XIV nell’omelia, rivolto in particolare ai giovani, ha richiamato la loro testimonianza di vita vissuta, il loro “essere innamorati di Gesù” e la loro incessante volontà di “donare tutto per Lui”. Un amore coltivato attraverso “mezzi semplici, alla portata di tutti”, per vivere autenticamente la “santità della porta accanto”. “Cosa devo fare perché nulla vada perduto?” Il Papa evoca una domanda della Prima Lettura, tratta dal Libro della Sapienza e proclamata da Michele Acutis, fratello di Carlo. Cosa devo fare perché nulla vada perduto? La risposta è la richiesta di un dono più grande: la Sapienza di Dio, per conoscere e aderire ai suoi progetti Chiamati a “buttarci” Leone XIV si è soffermato poi sul Vangelo, dove viene delineato un altro progetto radicale, “a cui aderire fino in fondo”. Quello indicato da Gesù: E quanti altri santi e sante potremmo ricordare! A volte noi li raffiguriamo come grandi personaggi, dimenticando che per loro tutto è cominciato quando, ancora giovani, hanno risposto “sì” a Dio e si sono donati a Lui pienamente, senza tenere nulla per sé. “Frassati Impresa Trasporti” In questa cornice, Leone XIV ripercorre le vite di Frassati e Acutis. Del primo sottolinea l’impegno nella scuola, nei gruppi ecclesiali – Azione Cattolica, Conferenze di San Vincenzo, FUCI (Federazione universitaria cattolica italiana) e Terz’Ordine domenicano. La sua fede si esprime nella preghiera, nell’amicizia e nella carità. “Frassati Impresa Trasporti” è il soprannome affettuoso con cui gli amici lo chiamano, vedendolo portare aiuti ai poveri per le strade di Torino. La sua testimonianza è “una luce per la spiritualità laicale ”Per lui la fede non è stata una devozione privata: spinto dalla forza del Vangelo e dall’appartenenza alle associazioni ecclesiali, si è impegnato generosamente nella società, ha dato il suo contributo alla vita politica, si è speso con ardore al servizio dei poveri Preghiera, sport, studio e carità Di Carlo, il Papa ricorda l’incontro con Gesù attraverso la famiglia – menziona Michele, Francesca, la sorella, e i genitori, Andrea e Antonia, tutti presenti in basilica – e la scuola, ma “soprattutto nei Sacramenti celebrati nella comunità parrocchiale. È cresciuto, così, integrando naturalmente nelle sue giornate di bambino e di ragazzo preghiera, sport, studio e carità “Non sciupare la vita” I nuovi santi diventano così un “invito”, rivolto specialmente ai giovani, “a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro”. Diceva Pier Giorgio: Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine E Carlo: Non io, ma Dio San PierGiorgio Frassati e San Carlo Acutis invitano a non sciupare la vita ma a orientarla verso l’alto. Un “bivio della vita” si apre davanti a ogni giovane: il rischio più grande è lasciarsi sfuggire il tempo. Ma c’è “un’avventura” che chiama, invitando a gettarsi “senza esitazioni”, a spogliarsi di sé, delle “cose”, delle “idee” che ci tengono prigionieri. Basta alzare lo sguardo verso il cielo, assaporare ogni respiro della propria esistenza e camminare “incontro al Signore, nella festa eterna del Cielo”. Un grazie speciale al nostro Vescovo uscente S.E. Ambrogio Spreafico che ha sostenuto insieme all’Azione Cattolica Diocesana questa iniziativa, permettendo ai ragazzi e alle famiglie di aderire con una quota minima. A cura dell’Azione Cattolica Diocesi Anagni-Alatri
Santa Maria De Mattias: la festa ad Acuto e quell’intenso rapporto con la Vergine

La comunità di Acuto celebra la festa di santa Maria De Mattias, la religiosa fondatrice delle suore Adoratrici del Sangue di Cristo, che proprio da questo paese – dove si spostò dalla natìa Vallecorsa – iniziò la sua opera oggi diffusa in tutto il mondo. Nella locandina trovate tutti i vari appuntamenti della festa, secondo un programma stilato dal parroco don Francesco Frusone, dalle suore, dal comitati e dal Comune di Acuto e che che culminerà il 20 agosto con il ricordo della morte di Maria De Mattias. Da segnalare, sempre il 20 agosto, un incontro che metterà a fuoco il rapporto tra la De Mattias e don Giovanni Merlini, il sacerdote dei Missionari del Preziosissimo Sangue (l’Ordine religioso fondato da san Gaspare Del Bufalo) che le fu particolarmente vicino e che papa Francesco ha beatificato – primo gesto del genere del Giubileo in corso – il 12 gennaio 2025. A Santa Maria De Mattias è dedicato anche un articolo, a firma di Claudio Marcellino, sul settimanale “Maria con te” ora in edicola e che approfondisce il rapporto stretto e particolare tra la fondatrice delle Adoratrici del Sangue di Cristo e la Vergine Maria (igor traboni)
«Abbiamo riscoperto l’essenziale»: don Luca traccia il bilancio della presenza dei nostri ragazzi al Giubileo dei giovani

Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini della spianata di Tor Vergata, pacificamente invasa da 1 milione di ragazzi. E nelle orecchie le risposte che Papa Leone ha dato alle domande di tre giovani; così come i canti e i cori dei ragazzi, anche al mattino presto, per niente intimoriti da una notte senza riposo e bagnata perfino dalla pioggia. E abbiamo “ascoltato” il grande silenzio che ha “riempito” il tempo dell’Adorazione eucaristica. Tutte emozioni e sensazioni che hanno vissuto anche i giovani della diocesi di Anagni-Alatri, che hanno compiuto un pellegrinaggio a piedi di 4 giorni, prima del fine settimana a Roma e a Tor Vergata, per attraversare la Porta Santa, incontrare il Papa e pregare con il successore di Pietro. Li abbiamo seguiti, nelle varie tappe di questo Giubileo dei giovani, con i media e i social della diocesi – con un grazie particolare a Elisa Finocchio e Ilaria Fiorini per l’invio dei contenuti – non in maniera forzata e tantomeno fintamente “giovanilistica”. Non ci interessava “acchiappare like” (anche se a dire il vero ne abbiamo… presi come non mai, così come i commenti e i messaggi arrivati da ogni parte d’Italia e perfino dall’estero) ma far sì che media e social diventino proprio «una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza», come ha ricordato Papa Leone ai giovani, riprendendo le parole della “Christus vivit”. Dialogo, incontro e scambio che i nostri ragazzi ci danno l’opportunità di rivivere anche con video e foto pubblicati sui media (Facebook e Instagram) della pastorale giovanile Anagni-Alatri. Fatta questa lunga (forse troppo…) premessa, vediamo di tracciare un bilancio dell’esperienza, ma soprattutto di capire come può e deve riflettersi sulla vita della Chiesa locale, non solo a livello di giovani. E lo facciamo con don Luca Fanfarillo, responsabile della pastorale giovanile della diocesi di Anagni-Alatri, che insieme a questi ragazzi ha vissuto il Giubileo e prima ancora il pellegrinaggio a piedi partito da Anagni. Don Luca, quale bilancio puoi fare di questo Giubileo dei giovani e della “spedizione” diocesana? «E’ stata un’esperienza molto bella, a cominciare da quella del pellegrinaggio fino a Roma. Certo, non eravamo tantissimi, anche perché non tutti se la sono sentita di fare quattro giorni a piedi, ma poi a Roma si sono uniti altri giovani di varie parrocchie». Ecco, focalizzando il pellegrinaggio a piedi, come lo avete vissuto? «I ragazzi che hanno partecipato lo hanno vissuto in una maniera straordinaria, legando tantissimo tra di loro. Hanno fatto tutto quello che avevamo programmato, senza mai un mezzo lamento, neppure quando la fatica era tanta. Non hanno chiesto e tanto meno preteso nulla di particolare, di comodo, se non il rispetto del programma in tutte le celebrazioni, le veglie, i momenti di preghiera previsti. Anzi, anche al termine di giornate faticose, del camminare sotto il sole, erano loro a chiedere di fare comunque tutto quanto era in programma: ci tenevano a fare un’esperienza, un cammino di fede. E non solo un qualcosa, pur importante, di bello e da vivere nell’amicizia». Era proprio questo il senso della proposta del pellegrinaggio a piedi? «Sì, con l’equipe diocesana giovanile l’avevamo pensata proprio per riandare all’essenzialità della vita cristiana. E questo è passato anche attraverso il fatto di scegliere cosa portare, cosa mettere nello zaino per non appesantirlo e per non “appesantirci” con cose inutili, spesso futili: è stata una cosa straordinaria, in un mondo in cui, soprattutto ai giovani, oggi si chiede tutt’altro. I ragazzi questo lo hanno capito e lo hanno fatto, portando solo l’essenziale». E adesso, come far proseguire il Giubileo dei giovani anche nelle nostre comunità? «Credo sia necessario, e voglio ribadirlo, tornare all’essenziale, a quello che Papa Leone ci ha detto, ad esempio nelle risposte alle domande dei tre ragazzi, a quel grande momento di silenzio inginocchiati davanti al Santissimo: lì abbiamo ritrovato il centro di tutto! Ora dobbiamo seguire le parole del Papa: essere uniti a Cristo, ritrovare l’amicizia con Lui nella preghiera, nella partecipazione alla Messa, nelle opere di carità. Credo sia importante farlo anche a livello diocesano, magari lasciando perdere certe “esteriorità” per ricentrarci piuttosto su Gesù Cristo». Tu non eri alla prima esperienza del genere, considerando anche le varie Gmg, ma questo Giubileo in particolare cosa ti ha lasciato dentro? «Direi proprio il fatto di riscoprire cosa è centrale nella mia vita di sacerdote e in quello che sono chiamato a testimoniare. E poi l’entusiasmo, quello contagioso dei giovani di tutto il mondo e dei nostri ragazzi, così uniti, così pronti a dar valore alla fede e all’amicizia che mi hanno già chiesto di organizzare altre cose, ma sempre badando all’essenziale». di Igor Traboni
Prosegue il pellegrinaggio a piedi dei nostri ragazzi verso il Giubileo dei giovani

Al termine della seconda giornata del pellegrinaggio – mercoledì 30 luglio – a piedi verso Roma, i nostri ragazzi della pastorale giovanile diocesana di Anagni-Alatri sono arrivati a Velletri, accolti al Don Orione, per trascorrere la notte. Stanchi ma felici, anche quella di oggi è stata una tappa contrassegnata dal cammino tra le bellezze del Creato, come ad esempio la sosta al lago di Giulianello. Lungo il cammino, ovviamente anche spazio alla preghiera – con il momento centrale rappresentato poi dalla celebrazione eucaristica officiata da don Luca Fanfarillo, responsabile della pastorale giovanile diocesana e guida di questo pellegrinaggi. E tra una salita e una discesa, largo pure ad un repertorio musicale, compreso un “Volare” nel blu dipinto di blu (Domenico Modugno li…perdonerà!). Allegramente infaticabili anche suor Christine e suor Evelyne, delle Cistercensi della Carità di Anagni, che stanno partecipando al pellegrinaggio. Domani, giovedì 31 luglio, tappa fino ad Ariccia. Poi venerdì l’arrivo a Roma e l’inizio della “tre giorni” con un milione di coetanei da tutto il mondo Continuiamo ad accompagnarli con simpatia e con le nostre preghiere. (grazie a Elisa Finocchio e Ilaria Fiorini per foto e video, che trovate anche sui social – Facebook e Instagram – della diocesi e della pastorale giovanile)
Canonizzazione di Frassati e Acutis: l’Ac diocesana organizza un pellegrinaggio

Si avvicina il 7 settembre – giornata che si preannuncia straordinaria per la Chiesa universale e non solo per quella italiana – e la canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, due giovani particolarmente amati dai loro coetanei. Per partecipare a questo evento in piazza San Pietro, l’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri ha organizzato un pellegrinaggio in treno a Roma. Nel manifesto trovate tutte le indicazioni utili per partecipare e i numeri di telefono per iscrivervi o avere altre informazioni
Giubileo dei giovani: pronta la “spedizione” dei nostri ragazzi

Si avvicina il Giubileo mondiale dei giovani, a Roma, e anche i ragazzi della diocesi di Anagni-Alatri sono pronti a viverlo, con una “marcia di avvicinamento” che vuole rappresentare un primo momento giubilare. Una trentina di giovani provenienti da varie parrocchie della diocesi, infatti, raggiungeranno Roma con un pellegrinaggio a piedi che prenderà le mosse martedì 29 luglio dalla Cattedrale di Anagni: luogo dall’alto valore non solo simbolico, trattandosi anche di una delle chiese giubilari della diocesi. LE TAPPE DEL PELLEGRINAGGIO La prima tappa vedrà i giovani – guidato da don Luca Fanfarillo, responsabile della pastorale giovanile diocesana -. raggiungere Segni nel tardo pomeriggio e qui troveranno accoglienza presso i francescani cappuccini. Il giorno dopo, il pellegrinaggio seguirà il tragitto fino a Velletri e qui ci saranno anche dei compagni di strada nel segno dell’amicizia, ovvero dei giovani della diocesi di Bergamo che faranno lo stesso percorso. Dopo una notte di riposo al Don Orione della città veliterna, il 31 luglio si camminerà fino ad Ariccia, anche in questo caso con altri pellegrini, provenienti dalla Polonia, fino all’accoglienza e al ristoro presso l’istituto Don Bosco e in attesa del grande giorno del 1° agosto, quando i nostri giovani arriveranno al Circo Massimo, assieme a quasi due milioni di coetanei da tutto il mondo. A conclusione del pellegrinaggio a piedi, nel tardo pomeriggio attraverseranno la Porta Santa di San Pietro. L’accoglienza sarà invece presso la parrocchia di Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury, nella borgata di Torre Maura. Sabato 2 e domenica 3 agosto il culmine del Giubileo, con la veglia nella spianata di Tor Vergata e l’incontro con Leone XIV. (nelle foto, alcuni momenti della partecipazione interdiocesana alla Gmg di Lisbona 2023)
